Lo Studio Benedetti Commercialisti assiste quotidianamente imprese che operano nel commercio elettronico. Una delle problematiche che riscontriamo più frequentemente riguarda la corretta contabilizzazione delle commissioni trattenute dai sistemi di pagamento elettronico, come Stripe, PayPal, Shopify Payments, Klarna, Amazon Pay e altri provider internazionali. Una gestione non corretta può comportare errori nella determinazione del reddito, dell’IVA e della documentazione contabile.
Le commissioni dei provider di pagamento sono un costo deducibile?
La risposta è sì.
Le commissioni trattenute dai gestori dei pagamenti rappresentano normalmente costi inerenti all’attività d’impresa e sono quindi deducibili secondo le regole ordinarie previste dall’art. 109 del TUIR.
Il problema, tuttavia, non riguarda tanto la deducibilità quanto la corretta documentazione del costo.
Ed è proprio qui che nascono gran parte degli errori.
Perché questo tema è diventato così importante
Negli ultimi anni gli e-commerce hanno progressivamente sostituito:
- bonifici;
- contrassegni;
- pagamenti tradizionali;
con sistemi di incasso completamente automatizzati.
Molti imprenditori vedono soltanto l’accredito netto sul conto corrente.
Ad esempio:
- vendita: € 1.000;
- commissioni Stripe: € 25;
- accredito sul conto: € 975.
Dal punto di vista contabile, però, l’incasso non è pari a € 975.
Il ricavo rimane pari a € 1.000.
I € 25 costituiscono un costo autonomo.
L’errore più frequente
Molte imprese registrano semplicemente l’importo effettivamente accreditato sul conto corrente.
È una procedura apparentemente semplice.
Ma è errata.
In questo modo:
- il fatturato viene ridotto;
- il costo delle commissioni scompare;
- la contabilità non rappresenta correttamente l’operazione.
Nel tempo questo genera differenze tra:
- fatture emesse;
- corrispettivi;
- estratti conto;
- dati del gestionale;
- dichiarazioni fiscali.
Quale documentazione occorre conservare
Uno dei dubbi più frequenti riguarda proprio il documento che giustifica il costo.
La documentazione può essere costituita, a seconda del provider, da:
- estratti conto mensili;
- report delle commissioni;
- settlement report;
- invoice periodiche;
- documentazione scaricabile dall’area riservata.
È fondamentale che la documentazione consenta di ricostruire:
- operazioni effettuate;
- commissioni trattenute;
- periodo di riferimento;
- soggetto che ha effettuato il servizio.
Attenzione ai fornitori esteri
Molti gestori dei pagamenti hanno sede:
- in Irlanda;
- in Lussemburgo;
- nei Paesi Bassi;
- negli Stati Uniti;
- nel Regno Unito.
In questi casi non è sufficiente registrare il costo.
Occorre verificare anche il corretto trattamento IVA.
A seconda della struttura del servizio possono infatti trovare applicazione le regole relative agli acquisti di servizi da soggetti non stabiliti in Italia, con possibili adempimenti ai fini del reverse charge previsto dagli articoli 7-ter e 17 del DPR n. 633/1972.
La soluzione cambia in funzione del soggetto che presta il servizio e della documentazione emessa.
Per questo motivo non esiste una regola valida per tutti i provider.
Non tutti i provider operano allo stesso modo
Stripe.
PayPal.
Shopify Payments.
Klarna.
Amazon Pay.
Mollie.
Adyen.
Ognuno utilizza modelli operativi differenti.
Cambiano:
- modalità di rendicontazione;
- documentazione disponibile;
- periodicità degli accrediti;
- gestione dei rimborsi;
- trattenuta delle commissioni;
- eventuali servizi accessori.
Di conseguenza cambia anche il modo corretto di gestire contabilmente l’operazione.
Anche i rimborsi meritano attenzione
Quando il cliente esercita il diritto di recesso oppure viene effettuato un rimborso:
- alcune commissioni vengono restituite;
- altre rimangono definitivamente a carico del venditore.
Anche queste differenze devono essere contabilizzate correttamente.
Trascurarle significa alterare il costo effettivamente sostenuto.
La riconciliazione è fondamentale
Per un e-commerce moderno non è sufficiente registrare fatture e movimenti bancari.
Occorre riconciliare periodicamente:
- ordini;
- incassi;
- commissioni;
- rimborsi;
- conto corrente;
- contabilità.
Solo una riconciliazione sistematica consente di intercettare tempestivamente errori e anomalie.
Il valore aggiunto dello Studio Benedetti
Lo Studio Benedetti non si limita alla registrazione delle operazioni.
Analizziamo l’intero flusso amministrativo dell’e-commerce:
- piattaforma di vendita;
- provider di pagamento;
- marketplace;
- contabilità;
- IVA;
- documentazione fiscale.
L’obiettivo è costruire un sistema amministrativo affidabile, che riduca il rischio di contestazioni e permetta all’imprenditore di avere dati economici realmente attendibili per prendere decisioni.
Conclusioni
Le commissioni dei provider di pagamento rappresentano ormai una delle principali voci di costo degli e-commerce.
Proprio perché vengono trattenute automaticamente, sono spesso sottovalutate.
Una gestione contabile superficiale può però produrre errori sul fatturato, sulla determinazione del reddito, sulla documentazione dei costi e, nei casi internazionali, anche sugli adempimenti IVA.
Ogni provider adotta procedure differenti e non esiste una soluzione standard valida per tutte le imprese. Per questo motivo è opportuno verificare periodicamente la correttezza delle registrazioni contabili e della documentazione conservata.
Lo Studio Benedetti Commercialisti, specializzato nella consulenza fiscale e contabile per e-commerce e commercio elettronico, affianca le imprese nell’analisi dei flussi di incasso, nella gestione dei provider di pagamento e nella corretta impostazione degli adempimenti fiscali. Un controllo preventivo consente spesso di evitare errori che emergerebbero soltanto in sede di verifica fiscale.
Riferimenti normativi
- Art. 109, DPR 917/1986 (TUIR) – Principio di inerenza e deducibilità dei costi.
- Artt. 7-ter e 17, DPR 633/1972 – Territorialità IVA e reverse charge per servizi ricevuti da soggetti non stabiliti.
- Art. 21, DPR 633/1972 – Documentazione delle operazioni.
- Direttiva 2006/112/CE in materia di IVA.
