Quando, grazie al proprio lavoro, al reddito da pensione, o ad un lascito particolare (donazione, successione) la propria disponibilità finanziaria supera le spese correnti, si genera un surplus di “liquidità” che viene comunemente definito come “risparmio”. Questo viene costantemente eroso da una serie di spese: quelle vive che gli istituti bancari addebitano sui conti correnti, o quelle meno evidenti derivanti dall’inflazione, che periodicamente fa salire il prezzo dei beni di consumo, riducendo così le potenzialità di acquisto del denaro che risparmiamo per spenderlo in un momento futuro.

 

Da qui la necessità di “far fruttare” i propri risparmi, cercando di coprire tramite gli interessi attivi le spese di cui sopra e magari sperando di guadagnare anche qualcosa (il tutto dipende dallo strumento su cui si investe: questi guadagni infatti possono essere anche considerevoli, se si è disposti a sopportarne il rischio).

Nel presente e nei prossimi articoli, seguendo l’approccio delle guide Adusbef, affronteremo con estrema semplicità e sinteticità le principali tipologie di strumenti finanziari disponibili per chi ha risparmi da tutelare ed investire.

Iniziando con i TITOLI DI STATO, gli strumenti di investimento col rischio più basso: Il Ministero dell’Economia e delle Finanze dispone regolarmente l’emissione sul mercato di quattro categorie di titoli di Stato:

1) BUONI ORDINARI DEL TESORO (BOT);

2) CERTIFICATI DEL TESORO ZERO COUPON (CTZ);

3) BUONI DEL TESORO POLIENNALI (BTP);

4) CERTIFICATI DI CREDITO DEL TESORO (CCT).

I BOT sono titoli a breve termine con scadenza entro l’anno. La remunerazione, interamente determinata dallo scarto di emissione dato dalla differenza tra il valore nominale ed il prezzo pagato, è considerata anticipata, in quanto la ritenuta fiscale per gli investitori individuali si applica al momento della sottoscrizione. I BOT possono essere sottoscritti per un importo minimo di 1000 euro o multiplo di tale cifra. Le attuali durate standard, espresse in termini di giorni, sono di 3, 6 e 12 mesi.

I CTZ sono titoli con durata all’emissione di 24 mesi, soggetti a riaperture che possono ridurne le durata originaria. La remunerazione è interamente determinata dallo scarto di emissione, pari alla differenza tra il valore nominale ed il prezzo corrisposto. I CTZ possono essere sottoscritti per un importo minimo di 1.000 euro o multipli di tale cifra.

I BTP, sono titoli a medio-lungo termine, con una cedola fissa pagata semestralmente e vengono emessi con scadenze2 di 3, 5, 10, 15 e 30 anni. Sono particolarmente adatti per quegli investitori che richiedono pagamenti costanti ogni sei mesi. Le varie scadenze esistenti sul mercato consentono

agli investitori di programmare flussi di cassa regolari durante tutto l’arco dell’anno. I BTP possono essere sottoscritti per un valore nominale minimo di 1000 Euro o un multiplo di esso.I CCT sono titoli a tasso variabile con la durata di 7 anni. Gli interessi vengono corrisposti con cedole posticipate semestrali indicizzate al rendimento dei Buoni Ordinari del Tesoro semestrali; sulla remunerazione incide anche lo scarto d’emissione, dato dalla differenza tra il valore nominale ed il prezzo pagato. I Certificati di Credito del Tesoro sono titoli da sempre molto apprezzati dalle famiglie per la loro caratteristica di adeguare la cedola ai tassi di mercato e di garantire, quindi, in occasione di eventuale negoziazione prima della scadenza, un capitale verosimilmente uguale a quello inizialmente investito. I CCT possono essere sottoscritti per un importo minimo di 1.000 euro o multiplo di tale cifra.   

Dott. Giulio Benedetti

Studio Benedetti Dottori Commercialisti

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